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La scienza Vedica Maharishi

La scienza vedica Maharishi

In fisica, materia ed energia vengono considerate espressione di quattro campi fondamentali: forze nucleari deboli, forze nucleari forti, elettromagnetismo e gravita. Negli ultimi anni la fisica quantistica ha acquisito conoscenze cosi approfondite da ipotizzare in un unico campo unificato tutte le leggi scientifiche alla base di questi quattro campi.

Benché la descrizione matematica completa del campo unificato non sia ancora stata ultimata, risulta evidente come il campo unificato di tutte le leggi della natura costituisca la fonte totale della diversità dei fenomeni materiali. Esso trascende l'intera esistenza, è un campo di informazione pura, dal quale sono derivate sequenzialmente tutte le diverse forze e leggi della natura nei primi microsecondi della creazione del nostro universo e dal quale il processo continua incessantemente a dispiegarsi.

La descrizione fornita dalla fisica moderna del campo unificato della legge naturale quale campo autosufficiente, auto-interagente, di intelligenza e dinamismo infiniti, presenta notevoli affinità con la concezione del fondamento unificato della creazione presente nella tradizione vedica dell'India. Si è sempre ritenuto, infatti, che l'infinita molteplicità di forme dell'esistenza materiale derivasse sequenzialmente da un campo unificato, illimitato e dotato di infinito dinamismo.

Con l'affermarsi della scienza moderna questi antichi principi persero autorevolezza e cedettero infine il passo alla visione del mondo propria della fisica classica.
Secondo la fisica newtoniana classica l'universo è formato da minuscoli atomi indistruttibili. La materia è solida e facilmente misurabile. Questa concezione ha improntato tutte le discipline scientifiche e tutte le sfere della società, permeando in maniera radicale la visione del mondo.

Con lo sviluppo della fisica quantistica il modello classico è stato gradualmente sostituito dal modello quantistico. Nell'universo descritto dalla fisica quantistica, la materia non viene più considerata solida, ma soltanto come una perturbazione, una condensazione in un campo unificato. Il principio di indeterminazione di Werner Heisenberg afferma che possiamo stabilire con precisione la posizione oppure il moto di una particella, ma non potremo mai ottenere una misurazione esatta di entrambi simultaneamente. I paradossi abbondano nell'universo quantistico. Le particelle, per esempio, possono assumere a volte forma corpuscolare e altre volte forma ondulatoria. La stessa descrizione di una particella è possibile soltanto in termini di ampiezze di probabilità, ossia come descrizione matematica di una curva o di un campo indicante la probabilità statistica di determinare la posizione oppure il moto della particella stessa.

I principi della fisica quantistica rappresentano una sfida a numerose credenze e assunzioni comuni radicate. Nella prospettiva della fisica classica, che corrisponde all’ambito dell’esperienza quotidiana, si parla per esempio di un mondo oggettivo indipendente dal soggetto che lo percepisce. Il mondo è formato da blocchi di materia separati l'uno dall’altro nel tempo e nello spazio. La mente è separata dalla materia ed e collocata nel cervello. Gli esseri umani sono entità indipendenti ed autonome, macchine fisiche che, in qualche modo, hanno imparato a pensare.

Secondo la fisica quantistica invece, il mondo oggettivo è formato da campi energetici derivanti da un solo campo quantistico unificato. Alla base del principio di indeterminazione di Heisenberg vi è la constatazione che l’atto stesso di misurare influisce sul grado di precisione con il quale è possibile stabilire la posizione o il moto di una particella. Il mondo oggettivo, pertanto, non è più indipendente dall’osservatore. Neppure gli esseri umani possono essere considerati come entità autonome, ma vengono invece concepiti come punti focali di intelligenza all’interno del campo unificato, indissolubilmente interconnessi con le forme di intelligenza che costituiscono 1'intero universo. I nostri stessi corpi sono modelli di intelligenza in costante
mutamento.

I conseguimenti della fisica quantistica presentano numerosi punti di contatto con i risultati ottenuti da Maharishi nella sua opera di rivalutazione delle conoscenze e delle tecniche della tradizione vedica. Cosa differenzia la tradizione Vedica dalla concezione della fisica moderna? Quest’ultima si fonda sul metodo oggettivo di conoscenza che ha soltanto lambito la vera natura dell'osservatore ma senza svelarla, non ha preso in considerazione la coscienza dell’osservatore, dello scienziato. Nonostante le rilevanti implicazioni filosofiche della teoria sulla misurazione in ambito quantistico, sono stati trascurati aspetti di basilare importanza per la conoscenza della natura soggettiva della coscienza, proprio perché non verificabili in modo univoco mediante il metodo oggettivo.

Maharishi ha introdotto un nuovo modello, il modello vedico, una visione del mondo che riscopre un principio fondamentale della saggezza vedica, secondo il quale la coscienza costituisce il campo che sta alla base della vita. Nella reinterpretazione delle scritture vediche ha usato un metodo moderno e scientifico e il risultato è stato il fondere assieme l'approccio soggettivo e oggettivo alla conoscenza.

Sia la scienza moderna che la Scienza Vedica Maharishi affermano che lo stato fondamentale delle leggi naturali (1) che operano nell'intero universo è il campo unificato della legge naturale, ossia il campo fondamentale, auto interattivo e illimitato dell'intelligenza della natura, quale fonte unica e universale dell'ordine naturale.
Questo campo non e soltanto alla base di tutti i principi naturali, ma genera dal proprio interno le diverse leggi naturali che governano la vita ad ogni livello dell'universo manifesto. In che modo? Il campo unificato della legge naturale non e statico, ma e un campo di intelligenza vivente e auto interattivo.

Esso interagisce con sé stesso, e la dinamica di tale auto interazione da origine ad un processo di dispiegamento sequenziale delle leggi di natura secondo un ordine preciso.

Una delle principali differenze fra la Scienza Vedica e la scienza moderna e il fatto che nel modello vedico il livello fondamentale della legge naturale non e soltanto un campo di pura intelligenza, ma anche un campo di pura consapevolezza o pura coscienza, una coscienza pienamente risvegliata a sé stessa, che Maharishi definisce anche come stato di pura singolarità.

All'interno del modello vedico, pertanto, il campo unificato non rappresenta soltanto la fonte della materia, ma anche, essendo pura coscienza, la fonte della mente. Costituisce quindi la fonte comune della mente e del corpo, dell'esperienza soggettiva e della creazione materiale.
La coscienza è quindi il campo fondamentale dal quale ha origine la materia.

Il modello vedico ha implicazioni di vasta portata che riguardano tutti gli aspetti della vita. Le conoscenze vediche trovano applicazione per esempio nell'ambito della salute e della medicina, attraverso il sistema di cure mediche denominato Ayurveda Maharishi. Le basi teoriche dell’Ayurveda Maharishi sono contenute nella Fisiologia vedica Maharishi che comprende una concezione completa del rapporto mente-corpo.

Il presupposto fondamentale della Fisiologia vedica Maharishi è che sia la mente che il corpo sono espressioni di principi naturali che fanno parte di un campo unificato, il campo unificato della pura coscienza.

Come si è detto in precedenza, nella Scienza Vedica Maharishi questo campo di pura coscienza viene definito anche campo di pura consapevolezza, campo della coscienza pienamente risvegliata a sé stessa. Si tratta del campo di pura intelligenza che, in quanto intelligente, conosce sé stessa.

Quando la pura coscienza, essendo cosciente, conosce, ovvero diventa consapevole di sé, si risveglia alla propria natura, e perviene al proprio stato di unificazione e tuttavia si presenta in tre diverse forme di coscienza:
la pura coscienza (il soggetto che conosce) che conosce sé stessa in quanto pura coscienza (l’oggetto del conoscere) mediante lo strumento della pura coscienza (il processo della conoscenza). Pertanto alla pura coscienza viene attribuita una struttura unificata tripartita.

A tale proposito Maharishi scrive:
«E molto semplice comprendere questa struttura. La consapevolezza e aperta a sé stessa e pertanto conosce sé stessa. Poiché la consapevolezza conosce sé stessa, ed è al tempo stesso il soggetto conoscente, l’oggetto del conoscere e il processo della conoscenza. Questo è lo stato di pura intelligenza, pienamente risvegliata alla propria natura e completamente autoreferenziale».

Poiché la pura coscienza è alla base di tutti gli altri livelli della mente, la sua struttura fondamentale triadica si ritrova ad ogni livello dell'esperienza umana. Per comprendere meglio questo concetto, abbandoneremo momentaneamente il campo astratto della pura coscienza per osservare come il soggetto, il processo conoscitivo e l'oggetto della conoscenza siano elementi familiari anche dell’esperienza compiuta nello stato di veglia.

Quando osservate un oggetto, un fiore per esempio, nell'esperienza che viene compiuta si possono distinguere tre elementi: ci siete voi, il soggetto conoscente (Rishi); il fiore, l'oggetto conosciuto (Chhandas); il rapporto fra voi e il fiore, ovvero i processi di percezione o conoscenza (Devata).

Come abbiamo visto questo stato di pura coscienza che costituisce il livello più profondo della mente umana ed è anche il campo unificato di tutte le leggi della natura che sta alla base dell'intera esistenza. È il campo unificato di tutte le leggi della natura. Il Sé della nostra esistenza personale ed è anche il livello fondamentale di soggettività nella natura. Pertanto, le strutture della fisiologia della coscienza, ossia l'intero dinamismo e gli elementi descritti in relazione alla pura coscienza, non sono soltanto il presupposto della vita individuale, ma anche i principi e le strutture della legge naturale che sottendono ogni aspetto della creazione.

Maharishi spiega che il Samhita, l’aspetto unificato della pura coscienza, è eterno e ininterrotto. Perché allora in essa emergono aspetti diversi? Ciò avviene perché l’aspetto di intelligenza della pura coscienza, nell'osservare la propria unita, individua concettualmente al proprio interno i tre aspetti del soggetto conoscente, del processo conoscitivo e dell'oggetto della conoscenza, denominati Rishi, Devata e Chhandas.

Ognuno di essi, tuttavia, non è che un modo di essere della pura coscienza.
In altre parole, ognuno di questi tre aspetti è citando un'espressione di Maharishi, un costrutto intellettuale, prodotto dall'attività autoreferenziale della coscienza che osserva sé stessa, entro l'eterno e ininterrotto continuum della pura coscienza.

La dinamica di auto interazione tuttavia non ha termine con l'emergere di questa struttura tripartita. Il processo continua. A partire dall'interazione primaria del Samhita di Rishi, Devata e Chhandas, la pura coscienza che conosce sé stessa, si stabiliscono numerosi altri rapporti e interazioni.
Iniziano ad avere luogo scambi e combinazioni fra il Samhita, Rishi, Devata e Chhandas e ciò determina ulteriori trasformazioni o fluttuazioni all'interno della pura coscienza.

La dinamica di auto interazione della coscienza prosegue, riproducendosi incessantemente e dando origine a innumerevoli trasformazioni. In realtà ciò che avviene è una serie di trasformazioni, che si susseguono secondo una sequenza fissa, precisa e perfettamente ordinata.

Maharishi afferma che nell’oceano della coscienza sono contenuti innumerevoli aspetti del soggetto conoscente, dell'oggetto della conoscenza e del processo conoscitivo, che costituiscono le innumerevoli qualità dell'auto interazione nello stato autoreferenziale della coscienza. Tutte queste forme specifiche di Rishi, Devata e Chhandas e tutti i processi di trasformazione che avvengono fra loro, formano un eterno continuum che costituisce la base immanifesta della creazione.
Dal continuum della dinamica di auto interazione nel mare della coscienza, emergono spontaneamente le leggi della natura che danno origine all'intero universo. Le trasformazioni sequenziali dei reciproci rapporti fra Rishi, Devata e Chhandas si manifestano come leggi fondamentali della natura.

L'oceano della coscienza è un campo di infinito silenzio. Tuttavia, come potremmo attenderci osservando il livello fenomenico delle trasformazioni che hanno luogo costantemente al suo interno, questo è anche un campo caratterizzato da uno straordinario dinamismo potenziale. Maharishi lo descrive in questi termini: «Lo stato autoreferenziale di pura coscienza è una fonte inesauribile e infinitamente dinamica di energia e creatività. A partire da essa, l'intera creazione procede incessantemente nella sua infinita varietà, riproducendosi continuamente».

Man mano che hanno luogo le trasformazioni, l’aspetto di intelligenza della pura coscienza continua a discriminare, fino a quando si esauriscono tutte le possibili trasformazioni della propria natura. Le leggi della natura assumono infine una forma concreta: emergono così la materia e le strutture concrete della fisiologia della creazione, dalle quali deriva anche l'infinita diversità dell'intero universo.

Secondo la spiegazione di Maharishi i testi vedici sono il copione di questo processo di dispiegamento sequenziale della struttura perfettamente ordinata della legge naturale che governa l'intero processo di creazione ed evoluzione della natura. Tali testi contengono la conoscenza totale della potenza primordiale della natura strutturata nel dinamismo interno del mare della coscienza.

(1) Quando parliamo si legge naturale ci riferiamo all'intelligenza che governa l'intero universo in ogni istante. Maharishi la chiama anche la Costituzione dell’Universo che regola l’attività della totalità della natura e dell'universo. Questa è la legge naturale: un'intelligenza straordinaria, un'intelligenza infinita, dotata di creatività e potere di organizzazione illimitati.

I livelli della mente

L''infinito dinamismo della pura coscienza è la fonte di tutte le strutture della legge naturale nell'intero universo e dunque anche della nostra vita.
Il processo che abbiamo appena descritto è eternamente in corso, quale presupposto della creazione all'interno del campo di pura coscienza, il nostro campo di pura coscienza. Questo campo autoreferenziale, il potenziale totale dell'intelligenza della natura, è alla base della nostra vita personale.

Una volta compreso ciò, possiamo valutare in che modo i livelli di soggettività si esplichino nella vita individuale a partire dalla pura coscienza, dal Sé.
La dinamica di auto interazione della coscienza struttura in ultima analisi tutti i fenomeni mentali e materiali. Nel corso del dispiegamento sequenziale della pura coscienza emergono dapprima i fenomeni mentali (i livelli più manifesti della fisiologia della coscienza) e successivamente la struttura gerarchica della fisiologia della materia.

Il livello di base della mente è il Sé, il campo universale di pura coscienza.

A partire dal Sé, sorgono i livelli successivi della soggettività: l'Io, l'intelletto, la mente e i sensi. L'Io è il livello più profondo dell'individualità, in cui risiede la forma più sottile di sensazione, comprendente l'intuizione e gli aspetti individuali fondamentali. Il terzo livello è l'intelletto che presiede alla discriminazione. L'intelletto funge da organo sia decisionale che di controllo dell’attenzione selettiva. Dall'intelletto emerge il quarto livello, la mente. Nella Scienza Vedica Maharishi il termine mente, indica, in senso lato, tutti i livelli della fisiologia soggettiva. In questo caso, invece, la parola mente è riferita alla struttura mentale connessa alle facoltà di memoria e associazione. Al quinto livello, quello più manifesto, vi sono i cinque sensi che elaborano tutte le informazioni provenienti dall’ambiente.

Queste strutture sono comuni a tutti gli esseri umani. Il Sé è una struttura universale che sottende gli altri quattro livelli. Il Sé è presente in ognuno come uno stesso infinito campo di potenzialità illimitate. Tuttavia, i quattro livelli di manifestazione variano quanto a contenuti o modalità di espressione a seconda degli individui. Essi hanno origine dalla pura coscienza, allo stesso modo in cui le particelle elementari sono formate da energia e materia. Nella fisica quantistica le particelle elementari sono definite in termini di fluttuazioni stabili del campo unificato fondamentale. Le strutture mentali soggettive della coscienza possono essere considerate le principali forme di espressione a partire dagli schemi del campo di pura coscienza.

Il modello vedico fornisce dunque una spiegazione completa del rapporto fondamentale che intercorre fra la sfera soggettiva e la sfera oggettiva della creazione: alla base di tutti i livelli di coscienza e di tutte le espressioni della materia vi è un unico campo della legge naturale, un unico campo di pura coscienza. La soggettività e l'oggettività non sono aspetti separati, isolati e inconciliabili; essi sono soltanto versioni differenti di uno stesso campo fondamentale della vita.

Se non comprendiamo ciò, la visione di noi stessi e della natura resta alquanto frammentaria e le possibilità di intervento pratico per migliorare la vita sociale e individuale risultano limitate. Avendo posto la soggettività e l'oggettività come aspetti inconciliabili, abbiamo perso il contatto con noi stessi, abbiamo perso la connessione fra la fisiologia della coscienza e la fisiologia della materia. Le tecnologie del modello vedico sono fondamentalmente metodiche di tipo soggettivo che forniscono modelli sistematici e affidabili per sperimentare direttamente lo stato di pura coscienza, la base fondamentale dei vari livelli della mente, riattivandone cosi la connessione interna.
La scoperta più importante nell'ambito del modello vedico è l'identificazione del campo unificato della legge naturale con il campo di pura coscienza, il Sé. Tale scoperta ha consentito di ricongiungere la vita umana con la vita della natura. Comprendere e sperimentare lo stato di pura coscienza, il livello più sottile dell’anatomia della coscienza ci permette non soltanto di arricchire la nostra fisiologia della coscienza, a tutti i suoi livelli più manifesti, ma anche di scoprire e attivare in noi stessi il processo di creatività della natura al suo livello più profondo. In tal modo possiamo sperimentare la dinamica di auto interazione della nostra coscienza che genera ogni cosa dal proprio interno.

Questo livello estremamente profondo della natura, in cui risiedono tutte le forze fondamentali che strutturano l'intero universo, è anche il livello più intimo della nostra esistenza soggettiva, il nostro Essere.

Gli stati superiori di coscienza

L'esperienza di accesso alla pura coscienza, ripetuta con regolarità, consente di perfezionare la nostra fisiologia della materia e di acquisire la capacita di realizzare la vasta gamma di potenzialità di sviluppo umano verso stati superiori di coscienza.
La nostra comprensione ed esperienza della coscienza stessa è stata finora limitata, in quanto abbiamo accesso soltanto a tre stati di coscienza: quello di veglia, di sogno e di sonno. Il modello vedico delinea specifici stati di coscienza e descrive con precisione come accedere a tali stati attraverso la pratica regolare delle tecniche proposte nella Scienza Vedica Maharishi. Non disponendo di strumenti idonei a sperimentare e conseguire stati di coscienza più elevati, l’esperienza e la conoscenza della natura restano estremamente limitate e parziali e ciò determina il distacco dal nucleo centrale della nostra esperienza.

La Scienza Vedica Maharishi ci fornisce metodi atti a comprendere e sperimentare sette stati di coscienza: i tre stati ordinari comunemente noti, lo stato di pura coscienza e altri tre stati superiori distinti. Il primo passo per accedere a stati di coscienza più elevati è l’esperienza del quarto stato, ossia quello di pura coscienza. L’esperienza della pura coscienza, ripetuta con regolarità durante la Meditazione Trascendentale, consente al sistema nervoso di adeguarsi ad una nuova modalità di funzionamento. L’alternarsi dello stato di coscienza trascendentale con il ciclo quotidiano regolare dell'attività di veglia, sogno e sonno determina il graduale perfezionamento delle funzioni neurofisiologiche. Ciò permette l’accesso ad un quinto stato di coscienza, caratterizzato da maggiore espansione, denominato coscienza cosmica. Nello stato di coscienza cosmica l'individuo diventa consapevole della propria fondamentale identità in quanto coscienza trascendentale o pura coscienza quale realtà permanente. In questo quinto stato, la coscienza trascendentale coesiste con gli stati di veglia, sogno e sonno. Nella coscienza cosmica, la qualità interiore della coscienza è caratterizzata dalla calma e dall'assoluta chiarezza anche, per esempio, durante lo svolgimento di un'attività di veglia estremamente dinamica; la vigilanza interiore della coscienza trascendentale vie ne avvertita persino durante il sonno. Maharishi definisce questo senso permanente di quieta vigilanza interiore, che caratterizza l’esperienza di coscienza trascendentale associata a tutti i mutevoli stati di consapevolezza, l’esperienza del testimone. Nella coscienza cosmica, poiché la consapevolezza è costantemente radicata nel campo di pura coscienza, le impressioni lasciate da un oggetto a livello del sistema nervosa non offuscano più il soggetto conoscente. Un'analogia può contribuire a spiegare questo fenomeno. Nello stato di coscienza ordinario di veglia, qualsiasi esperienza riferita al mondo esterno, persino la percezione di una rosa meravigliosa, produce un effetto simile all'incisione di una linea nella roccia: lascia un profondo e durevole segno,
difficilmente cancellabile e che offusca la natura fondamentale della pura coscienza. Maharishi fornisce la seguente descrizione di tale fenomeno:
«L'immagine del fiore si forma nella retina dell'occhio e raggiunge la mente. L'immagine del fiore impressa nella mente produce l'esperienza del fiore. Di conseguenza, la mente, non appena riceve l'impressione del fiore, ne rimane offuscata. La natura fondamentale della mente è oscurata; l'immagine del fiore vi resta impressa. È come se l’osservatore, o la mente, si perdesse in questa esperienza».

Con la pratica regolare della Meditazione Trascendentale, invece, la pura coscienza emerge progressivamente sempre più in primo piano e la coscienza dello stato ordinario di veglia ne risulta trasformata.
Nel brano seguente Maharishi descrive ciò che avviene quando infine lo stato di coscienza cosmica viene acquisito pienamente: «L'impressione vi sarà, perché il fiore verrà visto, ma sarà come tracciare una linea nell'acqua. La linea verrà tracciata, il fiore verrà visto, e tuttavia verrà immediatamente cancellata. In tal modo verrà preservata la pienezza dello stato dell'Essere (lo stato di pura coscienza) mantenendo, al tempo stesso, l’esperienza oggettiva esterna».
Maharishi sottolinea che la mente perviene a tale stadio di sviluppo non pensando alla pura coscienza o cercando di mantenere uno stato d'animo o un'idea intellettuale di pura coscienza mentre si sperimentano gli oggetti.
Soltanto il processo del trascendere e l’esperienza diretta della pura coscienza consentono alla natura della pura coscienza di emergere spontaneamente nella mente, producendo in noi un’esperienza interiore di pura e infinita beatitudine e permettendoci al tempo stesso di godere al massimo del mondo esterno. Maharishi chiarisce infatti che lo stato di coscienza cosmica non è uno stato di ritiro dalla vita, tutt'altro: poiché l'esperienza di pura coscienza potenzia la facoltà di consapevolezza della mente, l’esperienza degli oggetti diventa più profonda, più ricca e più stabile.
Maharishi afferma inoltre che il continuo perfezionamento dei processi neurofisiologici da origine a due stati di coscienza di livello più elevato.
Nel sesto stato, chiamato stato di coscienza perfezionata o coscienza cosmica glorificata, la percezione diventa così raffinata da riuscire a cogliere gli aspetti più sottili di ogni oggetto di percezione, rimanendo contemporaneamente radicata in uno stato di pura coscienza infinita.
Mentre nella coscienza cosmica il soggetto conoscente diventa consapevole della sua natura essenziale in quanto pura coscienza, nel sesto stato di coscienza si ha il perfezionamento degli aspetti più manifesti del soggetto conoscente, ossia dei meccanismi della percezione. Il soggetto inizia a cogliere le caratteristiche più sottili degli oggetti della percezione. È come se le qualità di pura coscienza, stabilmente radicate al livello più profondo della soggettività, iniziassero a riversarsi nella sfera oggettiva di ciò che vediamo e udiamo.
Il settimo stato di coscienza, tradizionalmente definito 'Coscienza di Unità, costituisce il vertice dell’evoluzione umana, la completa illuminazione. Nello stato di unita la realtà interiore e quella esteriore vengono colte nella loro natura più universale e infinita, il Sé. Si acquisisce la consapevolezza che la pura coscienza è la realtà fondamentale, che sottende non soltanto la propria natura soggettiva, ma ogni oggetto di percezione nel mondo oggettivo. Viene compresa la coesistenza simultanea di mutamento e non mutamento, i due aspetti fondamentali della vita, e si riconosce che essi sono soltanto l’espressione della pura coscienza infinita, della totalità del campo unificato della legge naturale nel proprio movimento intrinseco.
Maharishi afferma a tale proposito: «l’essere umano illuminato, pur osservando e agendo nella totalità della molteplicità della creazione, resta saldamente radicato nell'Unita della vita, che satura la sua mente e resta indelebilmente impressa nella sua visione».
Maharishi sottolinea che l’acquisizione di stati superiori di coscienza avviene spontaneamente attraverso la pratica della Meditazione Trascendentale.
Gli stati di coscienza più elevati non vengono sperimentati come qualcosa di strano o bizzarro, ma come stati di consapevolezza del tutto naturali.

Cercando di acquisire conoscenze sulla vita umana e sulla salute concentrando la nostra attenzione esclusivamente sulla fisiologia della materia, abbiamo rivolto il nostro sguardo soltanto fino all’altezza delle colline, trascurando le montagne più alte. Lo scalatore Maurice Herzog così descrisse le impressioni ricevute durante il tratto finale della sua ascesa alla vetta dell’Annapurna:
«Vi era qualcosa di inusuale nel modo in cui vedevo il mio compagno e tutto quanto ci circondava [ ... ] il senso di sforzo era completamente scomparso, come se la gravita fosse assente. Il paesaggio era diafano, la quintessenza della purezza. Quelle che vedevo non erano le montagne che conoscevo, ma le montagne dei miei sogni».
Sarà come assistere al dissolversi delle nubi: è quanto accadrà quando inizieremo ad avvalerci di tutte le conoscenze del modello vedico sui meccanismi più sottili della legge naturale e delle loro importanti implicazioni pratiche per la vita umana. Potremo così pervenire ad una conoscenza completa della salute e della fisiologia umana, godendo della vista delle vette più elevate in tutto il loro splendore.

La struttura fondamentale della materia

Uno dei concetti fondamentali esposti nei testi classici dell'Ayurveda è quello denominato Panchamahabhuta. Esso illustra il modo in cui la materia deriva dalla coscienza. Di particolare interesse in questa teoria è la descrizione dei livelli più sottili della nostra fisiologia della materia.
Secondo questa concezione l'origine dell'universo è Avyakt, (immanifesta), il campo unificato immanifesto della pura coscienza.

Da questo livello (il Sé) derivano i vari livelli della fisiologia della coscienza: l'Io (Ego), l'Intelletto, la Mente e i Sensi.
Si tratta di principi e strutture della legge naturale di carattere generale, sui quali si fonda l'intera creazione; essi costituiscono pertanto la base della fisiologia della materia dell'intero universo, in cui rientra anche il corpo umano.
Maharishi spiega come, con il dispiegarsi sequenziale delle leggi di natura attraverso la dinamica di auto interazione della pura coscienza, le strutture della legge naturale assumano in fine una forma concreta e la coscienza dia origine alla materia: «Attraverso uno sviluppo sequenziale la coscienza si manifesta a livello della materia; la coscienza diventa materia. Il Sé diventa Mente, la Mente diventa Materia.

Possiamo constatarlo nella moderna fisiologia, nel processo in cui il DNA e l'RNA danno origine a tutte le proteine che, a loro volta, strutturano gli apparati dell'organismo. Questa trasformazione del campo di conoscenza pura derivante dal DNA quale impulso informativo nell'RNA, che induce l'RNA a diventare proteina e la proteina a diventare l'intero sistema materiale, è la descrizione di come la coscienza diventa materia».
Vi è dunque un punto di transizione nella manifestazione sequenziale della legge naturale nel quale la fisiologia soggettiva della coscienza da origine alla fisiologia oggettiva della materia. Secondo Maharishi, anche questo è un processo autoreferenziale. Egli descrive il modo in cui questa connessione intima e delicata fra coscienza e materia ha luogo nel punto in cui l'impulso soggettivo del pensiero viene tradotto, attraverso il DNA (l’acido desossiribonucleico), in RNA (acido ribonucleico) e quindi nelle proteine, fra le quali i neuro peptidi, ossia i costituenti della biochimica del pensiero:
In questa progressione che va dal Sé alla Mente, fino al corpo fisico, possiamo osservare dettagliatamente ciò che avviene nel punto di transizione dalla soggettività all'oggettività.

Secondo la teoria Panchamahabhuta, che fa parte dell'Ayurveda Maharishi, il livello più sottile della materia nella creazione è composto da cinque elementi fondamentali: akash (spazio), vaju (aria), agni (fuoco), jal (acqua) e prithvi (terra).
Pancha significa cinque; il termine Panchamahabhuta significa quindi i cinque elementi.
Queste cinque forme primarie hanno un aspetto sottile ed uno grossolano.
Si fa riferimento all'aspetto sottile quando si parla dei cinque tanmatra e all'aspetto grossolano quando si parla dei cinque mahabhuta.
I cinque tanmatra sono associati ai cinque sensi. I sensi, essendo al confine fra coscienza e materia, fanno parte della fisiologia soggettiva della coscienza. Pertanto i tanmatra costituiscono, secondo Maharishi, l’espressione materiale più sottile di questi cinque principi naturali:
«I tanmatra costituiscono le cinque realtà di base degli oggetti dei cinque sensi della percezione. Essi si esprimono in cinque elementi che vanno a costituire gli oggetti dei sensi e che formano la base materiale dell'intero universo oggettivo. Pertanto l'essenza del suono (tanmatra shabd) si esprime nello spazio, l'essenza del tatto (tanmatra sparsh) nell'aria, l'essenza della forma (tanmatra rup) nel fuoco, l'essenza del
gusto (tanmatra ras) nell'acqua e l’essenza dell'olfatto (tanmatra gandh) nella terra [...]
I tanmatra rappresentano la linea di demarcazione fra la creazione soggettiva e la creazione oggettiva. Nel processo evolutivo si conclude la creazione soggettiva ed inizia la creazione oggettiva. I tanmatra, costituendo la base dei cinque elementi, rientrano nel campo più grossolano dell'aspetto soggettivo della creazione».
I cinque mahabhuta (akash, vayu ecc.) sono gli stessi principi collocati ad un livello un po’ più concreto della fisiologia della materia. Maharishi li descrive come “gli elementi di cui e costituita la creazione”; l'intera creazione materiale si sviluppa a partire da questi cinque elementi fondamentali. Essi vengono considerati gli elementi costitutivi dai quali ha origine la materia.

Il prof. Hagelin, direttore del dipartimento di fisica presso la Maharishi International University e uno dei massimi esperti mondiali nell' ambito delle teorie quantistiche del campo unificato, ha fornito un'interpretazione della teoria Panchamahabhuta alla luce della fisica moderna. Nel descrivere le particelle elementari e le forze presenti in natura, il prof. Hagelin spiega che la Scienza Vedica Maharishi «fornisce un linguaggio della natura molto naturale e sintetico, anch'esso direttamente basato sul campo unificato.»

Secondo il prof. Hagelin la transizione dalla coscienza alla materia nella vita umana rappresenta il punto di connessione fra la struttura quantistica e la struttura classica della fisiologia umana. Egli ipotizza che vi sia una precisa affinità fra i cinque elementi fondamentali descritti nella Scienza e Tecnologia Vedica Maharishi e i tipi fondamentali di spin della meccanica quantistica (facendo riferimento ai cinque elementi in forma tanmatra, più che mahabhuta, al fine di sottolineare il loro aspetto più sottile). Egli illustra innanzi tutto come nella prospettiva della Scienza Vedica Maharishi la dinamica triadica della coscienza che conosce se stessa generi «un ampio spettro di modalità vibratorie» che assumono l’aspetto di tutte le forme e i fenomeni dell'universo. Fra queste «modalità risonanti della coscienza», fa rilevare il prof. Hagelin, vi sono le cinque categorie fondamentali della materia e dell’energia, i tanmatra, che sono all' origine dell'universo materiale. Egli spiega inoltre che «vi è una sorprendente corrispondenza fra questi cinque tanmatra e i cinque tipi di spin della teoria del campo unificato della meccanica quantistica, ossia fra: l’akash o tanmatra spazio e il campo gravitazionale; fra vayu o il tanmatra aria, che costituisce 1'elemento di congiunzione fra lo spazio e gli altri tanmatra e il campo del gravitino; fra i Agni (tejas) o tanmatra fuoco, che presiede alle trasformazioni chimiche e al senso della vista e i campi di forze aventi spin 1; e infine fra Jal (apas) e prithvi, tanmatra acqua e terra e, rispettivamente, i campi di materia aventi spin 1/2 e spin 0».

Il riconoscimento da parte del prof. Hagelin dell'identità fra i cinque elementi descritti nell'Ayurveda Maharishi e quelli descritti nella fisica moderna, così come molte altre corrispondenze, costituisce un importante passo avanti verso un più elevato grado di comprensione di questo patrimonio di conoscenze.
Il processo di collegamento fra settori diversi della conoscenza scientifica con la loro fonte nel campo unificato della legge naturale sta creando un ponte fra la scienza moderna e la Scienza Vedica Maharishi che consentirà agli scienziati di acquisire conoscenze più dettagliate e quantificabili su come la coscienza da origine alla materia.

Il Veda

Maharishi afferma che la parte fondamentale della letteratura vedica è il Rig Veda, che esprime la totalità della legge naturale. Il Rig Veda è la prima delle quattro sezioni principali in cui sono suddivisi i Veda; le altre sono il Sama Veda, lo Yajur Veda e l’Atharva Veda. La letteratura vedica raccoglie questi quattro testi, insieme a tutte le ulteriori sezioni che vanno a formare ciò che Maharishi definisce le principali 'branche' e i 'rami' della conoscenza vedica. Secondo l'interpretazione di Maharishi i testi vedici delineano la sequenza completa del dispiegamento della legge naturale dalla sua fonte nella pura coscienza, attraverso le sue espressioni che assumono progressivamente caratteristiche sempre più concrete in ogni ambito della sfera individuale (mente, corpo e comportamento) fino alla sua realizzazione in tutti questi settori e nella vita dell'intero universo.
Secondo Maharishi i quattro Veda sono «la meravigliosa trascrizione sequenziale della natura nel suo stato immanifesto, eternamente in attività al proprio interno e che crea l'intero universo e lo governa sulla base dell'auto interazione». E tuttavia questa semplice e meravigliosa struttura della legge naturale è stata in ampia misura non compresa.
«Il principale fraintendimento dei Veda», spiega Maharishi, «è che essi siano libri o oggetti da conoscere e studiare. I Veda sono Apaurusheya. Non sono, cioè, stati creati da menti individuali, neppure da menti illuminate.»
Maharishi colloca la fonte della tradizione vedica agli albori della creazione, quando i saggi illuminati erano immersi in profonda meditazione.
La loro consapevolezza era così pura e perfezionata da riuscire ad udire i suoni primordiali della legge naturale, il sussurro del campo unificato a sé stesso nella propria coscienza. Essi sperimentarono direttamente la dinamica di auto interazione della coscienza all'interno della propria consapevolezza altamente illuminata. Questi veggenti tramandarono la loro saggezza oralmente di generazione in generazione; in epoca successiva questi suoni primordiali vennero trascritti e formulati da altri grandi saggi e maestri della tradizione vedica.
Nel brano che segue Maharishi passa in rassegna l'ordine delle varie sezioni della letteratura vedica, sottolineando ancora una volta che la sua 'sequenza perfetta' esprime il dispiegamento ordinato della legge naturale nel corpo umano e nell'universo.
«Nella disposizione della letteratura vedica ritroviamo la precisione e l'ordine perfetti in perfetta sequenza: i Samhita, i Vedanga, gli Upanga, gli Upa-Veda, i Brahmana e i Pratishakhya
Questi sono le varie parti della letteratura vedica che, organizzata in questa sequenza, ci indica la progressione sequenziale dell'intero organismo, del comportamento e dell'intera creazione universale, il tutto opportunamente governato in direzione dell'evoluzione.»

Maharishi spiega che l'intera letteratura vedica è come un albero con molti rami e ramoscelli. Le trasformazioni di Rishi, Devata e Chhandas l'uno nell'altro, derivanti dalla dinamica di perenne auto interazione del Samhita (le risonanze della coscienza completamente autoconsapevole) vengono delineate nella loro totalità nel Rig Veda ed elaborate nelle varie sezioni della letteratura vedica.
Abbiamo già definito il Samhita come la totalità infinita della coscienza pienamente desta a sé stessa l'unione di Rishi, Devata e Chhandas in quanto il soggetto conoscente, processo conoscitivo e oggetto conosciuto (che talvolta Maharishi indica anche come 'osservatore, processo di osservazione e oggetto osservato').
Maharishi spiega inoltre che Rishi rappresenta la qualità del 'testimone' all'interno della qualità di vigilanza del Samhita; Devata è la qualità di trasformazione, l'aspetto dell'attività e del dinamismo; Chhandas, infine,
è la qualità strutturale della coscienza, definita anche come 'ciò che nasconde', ossia l'aspetto concreto, strutturale che oscura la qualità di vigilanza della coscienza.
Ogni sezione della letteratura vedica può pertanto essere concepita come espressione principalmente di un aspetto della legge naturale, ossia rispettivamente di Rishi, Devata o Chhandas.

La Scienza Vedica Maharishi comprende un'analisi puntuale dei meccanismi mediante i quali si articolano tutti i suoni e le sillabe della letteratura vedica.

Nella sua analisi Maharishi parte prendendo in esame i primissimi suoni della letteratura vedica e il processo di auto interazione attraverso i quali essi emergono. Passa poi a delineare l'elaborazione dei suoni primordiali del Veda di tutti i successivi versi e raccolte. In tal modo è possibile delineare l'articolazione delle varie sezioni della letteratura vedica a partire dall'auto interazione del Samhita di Rishi, Devata e Chhandas.
La qualità Samhita della pura coscienza, pienamente risvegliata a sé stessa, è perennemente consapevole dei suoi elementi costitutivi fondamentali, Rishi, Devata e Chhandas, all'interno della sua struttura unificata. Poiché tutti e tre sono modi di essere della pura coscienza, ognuno è consapevole degli altri. Rishi è consapevole di sé e di ogni altra cosa; Devata è consapevole di sé e di ogni altra cosa ecc.
Il Samhita nella sua consapevolezza di Rishi, Devata e Chhandas, si dispiega spontaneamente con la consapevolezza di ognuno. Comincia cioè a svolgere la funzione di questi tre aspetti. In tale processo l'aspetto Samhita viene trasformato; in questo modo all'interno della pura coscienza vengono
create delle trasformazioni.
Secondo Maharishi il Rig Veda esprime l'aspetto Samhita della coscienza,
ossia la totalità della legge naturale. Quando l'aspetto Rishi dell'intelligenza 'vede sé stesso - è desto - in termini di Samhita (lo stesso concetto può essere espresso dicendo che il Rig Veda o Rig Samhita è visto dalla prospettiva del Rishi), il Samhita viene trasformato. Tale trasformazione dà origine ai suoni del Sama Veda. Quando l'aspetto Devata dell'intelligenza vede sé stesso in termini di· Samhita, viene trasformato e perciò dà luogo allo Yajur Veda. Allo stesso modo quando Chhandas vede sé stesso in termini di Samhita, vengono prodotti i suoni dell'Atharva Veda.
Pertanto il Sama Veda esprime principalmente l'aspetto Rishi dell'intelligenza, lo Yajur Veda l'aspetto
Devata e l'Atharva Veda l'aspetto Chhandas.
Nel passo seguente Maharishi così illustra questa caratteristica della letteratura vedica:
«L'intera letteratura vedica è volta a rivelare questi tre aspetti come Rishi, Devata e Chhandas. Vi è un solo Veda, chiamato Rig Veda, che rappresenta la totalità della conoscenza. La conoscenza è conoscenza dei tre aspetti. Vi sono tre Veda assegnati fondamentalmente ai tre aspetti di Rishi, Devata e Chhandas. Essi sono il Sama Veda, lo Yajur Veda e l' Atharva Veda.»
Quando Rishi, Devata e Chhandas sono consapevoli di sé nei confronti del Samhita e rispetto ad ognuno, questa auto interazione continuata dà origine ad ulteriori trasformazioni. Maharishi prosegue la sua trattazione spiegando che le successive sezioni che si sviluppano nel dispiegamento sequenziale della letteratura Vedica - Upanishad, Aranyaka e Brahmana (i tre testi sono raccolti nella sezione Brahmana) - manifestano le seguenti ulteriori trasformazioni:
«Questi tre aspetti di Rishi, Devata e Chhandas sono stati sviluppati in quanto aspetti distinti da tre settori della letteratura vedica: Upanishad, Aranyaka e Brahmana».
I Brahmana, nel loro insieme, manifestano ciò che Maharishi definisce l'infinito potere di organizzazione della pura conoscenza; essi rivelano ulteriori aspetti dell'intelligenza contenuti nel Samhita.
L'aspetto di intelligenza della pura coscienza continua a discriminare, dando luogo ad infinite trasformazioni di Rishi, Devata, Chhandas e Samhita.
Ogni ulteriore suddivisione della letteratura vedica, i sei Vedanga, i sei Upanga, Itihas, Puran, Smriti e Upa-Veda, sono un'ulteriore elaborazione di queste fondamentali trasformazioni della coscienza.
Il processo di dispiegamento attraverso queste trasformazioni sequenziali viene definito da
Maharishi Veda Lila (il gioco del Veda). Infine si esauriscono tutte le possibili trasformazioni ed emerge la pienezza di infinita diversità dell'universo.

Il dispiegamento sequenziale della legge naturale

La sequenza delle varie sezioni della letteratura vedica segue la progressione delle leggi della natura: dal livello puramente astratto della dinamica di auto interazione in seno alla pura coscienza, al momento in cui cominciano a manifestarsi in forma concreta come materia per giungere infine alla loro piena espressione in tutte le forme e i fenomeni dell'universo.

Un altro aspetto che governa l'auto interazione di Rishi, Devata, Chhandas e Samhita è il principio di nam-rup, ossia nome e forma, contenuto nella Scienza Vedica Maharishi: poiché tutte le leggi della natura sono formulate in suoni primordiali, la forma di ogni aspetto della legge naturale è intrinseca al suono stesso. La concreta forma materiale è semplicemente l'espressione più condensata di quella particolare qualità vibratoria del suono.

L'intuizione di Maharishi è espressa nella formula vedica contenuta negli Yoga-Sutra:
Vritti sarupyam itaratra: «Si diventa ciò che si vede».

Maharishi espone tale processo dettagliatamente, descrivendo gli «impulsi di intelligenza espressi come shruti (suoni) della dinamica di autointerazione della coscienza che, pienamente consapevole nel proprio potere di organizzazione, è l'intelligenza che regola l'universo.»

Maharishi spiega inoltre come la coscienza venga espressa nel suono primordiale che continua ad espandersi, diventando il Rig Veda: «Nel processo di manifestazione dei suoni, la dinamica di auto interazione della coscienza, autogovernandosi ... si manifesta come suono primordiale e continua ad espandersi dando luogo alla struttura del Rig Veda».

Maharishi descrive come, man mano che continua il processo evolutivo della creazione dalla coscienza alla materia, le frequenze immanifeste dei suoni diventano frequenze udibili e vengono creati i tanmatra che abbiamo definito essere il livello più sottile della materia nella creazione, il punto di transizione fra la coscienza e l'organismo fisico, associati ai cinque sensi.

Dai tanmatra hanno origine le particelle materiali che diventano organi e apparati del corpo e l'universo fisico:
«La continuazione del processo di evoluzione della coscienza trasforma le frequenze autoreferenziali del suono primordiale (immanifesto) in frequenze sonore udibili e queste ultime (tanmatra), nel proprio processo di evoluzione, creano le particelle materiali generando il sistema uditivo (il senso dell'udito ecc.).»

Pertanto, come possiamo constatare dall'analisi di Maharishi, le successive sezioni nell'articolazione della letteratura vedica rappresentano le espressioni materiali concrete, più condensate degli aspetti della coscienza presenti nel Samhita del Rig Veda. L'intelligenza della natura continua ad espandersi, creando man mano tutti gli aspetti dell'universo in un processo di espansione e diversificazione e ciò si riflette nella struttura della letteratura vedica.

Benché la raccolta completa dei testi vedici sia vasta e complessa, le sue varie sezioni possono essere concepite come l'espressione di aspetti diversi di Rishi, Devata e Chhandas presenti nel Samhita del Veda.

L'intuizione di Maharishi ci consente di cogliere come la vasta gamma di elementi dell'universo fisico, dal DNA alle galassie, siano espressione della dinamica fondamentale della legge naturale nel campo di pura coscienza, ossia quello che Maharishi definisce la costituzione dell’universo. Maharishi ci fornisce la seguente spiegazione, estremamente suggestiva:
«È lo stesso silente funzionamento del governo della natura che trasforma la terra in diamanti e oro; è lo stesso silente funzionamento del governo della natura che crea un albero a partire da un seme vuoto; è lo stesso governo della natura che trasforma il fango in uno splendido fiore di loto, la linfa incolore in un meraviglioso petalo di un tenue color rosa; è lo stesso governo della natura che sostiene la crescita della vita e dell'armonia nell'infinito dinamismo dell'universo galattico; è lo stesso governo della natura che dà alla coscienza, una realtà immateriale, l'aspetto di una realtà fisica. L'intelligenza creativa assoluta, eternamente fondata nel proprio stato autoreferenziale, pienamente vigile e desta, nel modo più spontaneo e più innocente governa l'universo e agendo in ogni cosa e in ogni persona, in maniera del tutto naturale, regge il destino di ogni cosa e di ognuno.»

Tutte queste conoscenze sono contenute nei testi vedici che pertanto sono depositari del sapere relativo ad ogni sfera della vita, sia soggettiva che oggettiva, e dei metodi volti a raggiungere la perfezione. Perciò la Scienza Vedica Maharishi ci indica la connessione fra il Veda, l'universo, e la nostra vita personale.

Secondo gli insegnamenti di Maharishi i due principali attributi del Veda, a cui si è accennato in precedenza, la pura conoscenza e il suo potere di organizzazione, sono espressi nel Veda rispettivamente in forma di Mantra e di Brahmana. I Mantra (o suoni) dei quattro Veda principali esprimono la pura conoscenza e i Brahmana il potere di organizzazione dell'aspetto mantrico del Veda. Maharishi spiega inoltre che i Brahmana costituiscono l'applicazione del Veda, da lui definita anche 'la tecnologia vedica.

Pertanto la tecnologia nella Scienza e Tecnologia Vedica Maharishi fa riferimento a specifici usi applicativi dell'aspetto sonoro o mantra del Veda al fine di creare, a partire dal livello della dinamica di auto interazione della coscienza, trasformazioni del livello esteriore, manifesto della vita, compreso il livello concreto della materia. Maharishi definisce ciò come l'ingegneria Vedica. Le tecnologie specifiche utilizzate nell'ingegneria Vedica sono le yagya, e la conoscenza delle quali è contenuta nei Brahmana.
La conoscenza del programma MT Sidhi è contenuta negli Yoga-sutra di Patanjali, una delle sei Upanga. I testi vedici contengono dunque la conoscenza autoreferenziale suprema per la vita umana: il Veda indica i metodi che consentono di sperimentare la propria dinamica di auto interazione, consentendo in tal modo all'essere umano di evolvere a livello della mente, del corpo e del comportamento fino a raggiungere l'illuminazione.

L' Apaurusheya Bhashya del Veda secondo Maharishi

Uno dei contributi più importanti forniti da Maharishi alla riscoperta della Scienza Vedica è l'Apaurusheya Bhashya. La parola apaurusheya significa 'non creato' che non ha origine dalla mente umana, ma è espressione spontanea delle leggi di natura, e bhashya significa commentario.
L'Apaurusheya Bhashya di Maharishi è pertanto un 'commento non-creato' del Veda. Esso rivela la perfezione intrinseca della struttura del Veda, con il quale il Samhita fornisce il proprio commento.
Tale commento del Veda su sé stesso si può trovare in vari stadi dell'articolazione sequenziale dei testi vedici. L' Apaurusheya Bhashya di Maharishi illustra come il Veda, spontaneamente e sequenzialmente, si sviluppa a partire dalla forma più concentrata della pura intelligenza. Si tratta di una forma simile ad un seme, che contiene in modo concentrato le potenzialità dell'intero albero. Il seme contiene tutte le conoscenze di cui l'albero avrà bisogno per la crescita sequenziale delle proprie parti: tronco, rami, foglie,
frutti e fiori. Si può dire che le parti dell'albero si sviluppano come una sorta di 'commento' della conoscenza contenuta nel seme.
Il pieno dispiegamento della conoscenza pura si manifesta nella forma più elaborata nelle varie sezioni della letteratura vedica che forma un albero del sapere compiutamente sviluppato. Le stesse conoscenze possono essere colte in forma più sintetica in stadi diversi dello sviluppo sequenziale. Per esempio, Maharishi ha spiegato che la conoscenza completa di ogni parte della letteratura vedica, Vedanga, Upanga, Itihas, Puran e Smriti, può essere collocata nei Samhita, i quattro Veda principali (Rig, Sama, Yajur, Atharva) in forma estremamente concentrata.
La totalità della conoscenza è contenuta in forma più concentrata nello stesso Rig Veda. In forma ancor più sintetica è rilevabile nella prima raccolta di versi del Rig Veda, definito in sanscrito il primo mandala e in forma ulteriormente concentrata nel primo sukta (strofa). In forma ancora più concentrata si può trovare nel primo richa (verso) del Rig Veda, le prime 24 sillabe del primo sukta. Questa conoscenza completa è contenuta nel primo pada, ovvero nelle prime otto sillabe del primo richa e, infine, nella forma in assoluto più sintetica, nella prima sillaba del Veda: 'AK'.
Ciò spiega come si può dire che il Veda contiene il proprio commento. La sua struttura è simile a una serie di scatole cinesi, una dentro l'altra. Ogni scatola contiene la totalità e tuttavia quella di maggiori dimensioni costituisce una versione più elaborata di quelle di dimensioni inferiori.
Questo processo attraverso il quale un seme di conoscenza estremamente concentrato si manifesta sequenzialmente in forme via via più elaborate e compiute è un fenomeno universale nella natura. Esso è esemplificato efficacemente nei fenomeni biologici, in cui una singola cellula fecondata dà origine ad un organismo estremamente complesso. L'intero processo attraverso il quale gli organismi si sviluppano a partire da una sola cellula, che dà luogo a strutture estremamente complesse quali i tessuti, gli organi e i sistemi fisiologici integrati è del tutto naturale e spontaneo. Ogni parte, ogni cellula, contiene nel proprio DNA la totalità delle informazioni necessarie al suo sviluppo completo e ogni fase di sviluppo rappresenta l'ulteriore elaborazione o manifestazione delle informazioni contenute nel DNA.
L'originale intuizione dell'Apaurusheya Bhashya di Maharishi è stata quella di indicare il modo in cui questo processo di sviluppo sequenziale e spontaneo nel Veda si articoli attraverso la dinamica della coscienza.
Un importante aspetto dell'Apaurusheya Bhashya è la comprensione del significato degli spazi vuoti fra le sillabe.
Le pause di silenzio fra le sillabe Maharishi ha fatto rilevare che nella progressione sequenziale dei suoni
primordiali del Veda vi sono alcune pause di silenzio. La prima sillaba del Rig Veda, per esempio, è 'AK'. Nel passaggio da 'A' a 'K' vi è una caduta del suono A e l'emergere del suono successivo, K. Pertanto fra A e K vi è uno spazio vuoto ed esso, così come tutti gli altri spazi presenti fra le sillabe in tutto il Rig Veda, è di estrema importanza. Tali pause di silenzio assumono un significato fondamentale in tutto il processo di dispiegamento spontaneo sequenziale, in quanto ogni spazio racchiude in sé la dinamica completa della legge naturale, il meccanismo di trasformazione, che dà origine alla creazione. Pertanto, per comprendere il processo totale della creazione non è importante soltanto la sequenza secondo la quale sono disposte le varie parti degli scritti vedici. Come vedremo, è nella progressione sequenziale del suono e del silenzio che risiede il vero significato e il vero contenuto del Veda (non a livello dei significati intellettuali attribuiti al Veda nelle sue varie traduzioni).
Qui di seguito sono elencate le diverse parti in cui si articola il Rig veda. Le unità minime sono le sillabe. Otto sillabe costituiscono un pada. Tre pada formano un richa (un rigo o un verso), che contiene quindi 24 sillabe. I primi nove richa del Rig Veda formano il primo sukta. I primi 192 sukta compongono il primo mandala, definito nella Scienza Vedica Maharishi 'una struttura circolare e ciclica eterna'. Nel Rig Veda vi sono dieci mandala.

Nella emersione sequenziale per ogni sillaba di ogni pada vi è la corrispondenza emersione di ogni aspetto di prakriti, Ahamkar

Un'altra importante caratteristica dell'analisi di Maharishi degli spazi vuoti nel Rig Veda è che i meccanismi specifici della trasformazione in ogni pausa sono elaborati in espressioni e sezioni specifiche del Veda seguente.
Maharishi spiega che la prima sillaba del Veda, AK, contiene la dinamica totale della coscienza che conosce sé stessa. Secondo l'Apaurusheya Bhashya del Veda compiuta da Maharishi, AK descrive la caduta della pienezza della coscienza (A) al proprio interno ad un determinato punto (K).
Tale caduta, che costituisce l'eterna dinamica della coscienza che conosce sé stessa, si articola in otto stadi successivi. Nel successivo stadio di dispiegamento del Veda, queste otto fasi di caduta sono elaborate separatamente nelle otto sillabe del primo pada. Pertanto il primo pada deriva dalla prima sillaba del Rig Veda, AK, e ne costituisce un ulteriore commento. Le otto sillabe del primo pada corrispondono alle otto prakriti o otto qualità fondamentali dell'intelligenza che costituiscono, come spiega Maharishi, 'la natura divisa della pura coscienza'.
Le otto prakriti sono:
Ahamkar: il Sé, l’Ego
Buddhi: l’intelletto, la capacità di discernere il reale dall’irreale
Manas: la mente
Akash: lo spazio
Vayu: spazio
Agni: fuoco
Jal: acqua
Prithvi: terra
Fra di esse vi sono anche i cinque tanmatra (Akash, Vayu, ecc.) di cui si è già parlato precedentemente.
L'analisi di Maharishi di come il Rig Veda si manifesta da questo punto in avanti rivela ulteriori livelli di approfondimento. In generale tutti i successivi pada, richa e sukta del Rig Veda derivano dagli specifici meccanismi di trasformazione, la struttura immanifesta composta da otto parti, dei vari spazi vuoti che dividono le sillabe del primo sukta. Inoltre i tre pada (misura di otto sillabe) in ogni richa (rigo) esprimono le otto prakriti in riferimento agli aspetti Rishi, Devata e Chhandas della pura coscienza. Una descrizione più dettagliata e completa dei vari stadi di elaborazione del Rig Veda viene fornita nello schema che segue.
Il primo rigo, o richa del primo sukta, comprendente 24 sillabe, rappresenta un ulteriore commento del primo pada (parola di 8 sillabe): la struttura otto-sillabica del primo pada vi compare tre volte. Il primo pada esprime le 8 prakriti (o qualità fondamentali dell'intelligenza) in riferimento all’aspetto Rishi (conoscitore) della pura coscienza.
Il secondo pada esprime le 8 prakriti in riferimento all’aspetto Devata (processo della conoscenza) della pura coscienza.
Il terzo pada esprime le 8 prakriti in riferimento all'aspetto Chhandas (conosciuto) della pura coscienza.
Insieme, questi 3 pada formano il primo richa (verso) del Veda, che rappresenta un altro stadio completo nella manifestazione sequenziale della conoscenza.
Le successive 8 righe completano la parte restante del primo sukta, ossia lo stadio seguente di manifestazione della conoscenza nel Veda.
Queste 8 righe sono composte da 24 pada (parole), a loro volte composte da 8 x 24 sillabe = 192 sillabe.
Secondo l'Apaurusheya Bhashya, questi 24 pada di 8 sillabe elaborano la struttura immanifesta composta di 8 parti dei 24 spazi che separano le sillabe del primo richa (verso).
Ogni rigo è formata da 3 pada che, come nel primo richa, rappresentano la struttura dell'auto interazione rispettivamente in riferimento agli aspetti della pura coscienza Rishi (l'osservatore), Devata (dinamismo o processo di osservazione) e Chhandas (oggetto osservato).
Infine, nei successivi stadi di manifestazione, queste 192 sillabe del primo sukta (strofa) vengono elaborate nei 192 sukta che formano il primo mandala del Rig Veda che a sua volta dà origine al resto del Veda e all'intera raccolta dei Veda.

L’ ayurveda nel dispiegamento sequenziale della legge naturale

Anche l'Upaveda è di particolare interesse ai fini della nostra trattazione; Maharishi spiega infatti che nel corso dell'evoluzione che si realizza con il dispiegarsi della legge naturale, emerge l'Upaveda nel momento in cui è stato raggiunto il termine delle trasformazioni che hanno luogo all'interno della coscienza e la coscienza ha assunto la qualità della materia: «Nel suo sviluppo sequenziale, la coscienza diventa materia. A questo punto perciò, constatiamo che il campo del Veda come coscienza è terminato e che cede il passo al campo dell' ayurveda relativo alla materia».
L'ayurveda è una delle quattro sezioni dell'Upaveda (o Veda subordinato) che fornisce le conoscenze necessarie ad attivare il Veda come una realtà vivente allivello della propria esistenza personale. L'Upaveda contiene i principi e le tecniche attraverso i quali la materia può essere rivitalizzata attingendo pienamente alla coscienza. A questo punto possiamo apprezzare maggiormente l'importanza di tutte le tecniche e i metodi proposti dall'Ayurveda Maharishi alla luce della loro capacità di rivitalizzare il pieno valore della coscienza nel campo della materia (il corpo).
In precedenza si è parlato dei tre dosha, Vata, Pitta e Kapha, i principi che governano l'organismo. Ora possiamo comprendere meglio come essi emergano nel dispiegamento sequenziale del Veda quali espressioni materiali più sottili dei principi di coscienza Rishi, Devata e Chhandas.
In precedenza abbiamo anche accennato al fatto che l'Ayurveda Maharishi si propone di equilibrare Vata, Pitta e Kapha. Ora possiamo comprendere come si tratti di un'ulteriore elaborazione del commento del Veda su sé stesso: nel corso del dispiegamento sequenziale della legge naturale, Vata, Pitta e Kapha emergono come ulteriori espressioni della coscienza, ossia di Rishi, Devata e Chhandas nel campo della materia. Al fine di mantenere l'equilibrio fra Vata, Pitta e Kapha occorre pertanto mantenere la loro connessione autoreferenziale con la propria fonte unificata nel Samhita della pura coscienza. Questo è lo scopo di tutte le metodiche e i trattamenti previsti dall'Ayurveda Maharishi.

Maharishi sostiene che: «L'Ayurveda si occupa della totalità della vita a partire dal campo della
materia. Prescrive anche il metodo per ristabilire l'equilibrio a partire dal campo della coscienza. Tiene conto della totalità del campo della conoscenza e del campo dell'espressione della conoscenza, la materia. L'Ayurveda si occupa della coscienza e della materia. Operando su entrambi i versanti consente di ripristinare una personalità pienamente equilibrata. Questo è l'approccio adottato dall'Ayurveda.»
Il sapere del Veda, afferma Maharishi, permette di ricondurre a sé stessi l'intero campo della conoscenza e della tecnologia. Esso copre l'infinita diversità e l'eterna unità e le riunisce in un'unica sfera di conoscenza.

È un privilegio per noi poter assistere in questa generazione alla riscoperta di un patrimonio di conoscenze davvero completo, comprendente anche strumenti applicativi, quali le metodiche dell'Ayurveda Maharishi e di altri testi vedici, che offrono soluzioni ai problemi dell'umanità.
n privilegio maggiore è quello di poter disporre di questa conoscenza completa nella forma più semplice di consapevolezza umana coincide anche con lo stato di coscienza dell'assoluta beatitudine, il livello in cui, come afferma Maharishi «regnano il Paradiso, l'armonia, la gioia e la pace.»
Pertanto, come sottolinea Maharishi, a partire dal campo autoreferenziale di beatitudine nella nostra coscienza, possiamo generare ondate di beatitudine che si estendono anche alla nostra fisiologia. Su questa base possiamo non soltanto accedere alla beatitudine nel corso della nostra vita individuale, ma realizzare il Paradiso sulla Terra.

Vedica maharishi

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